Circolare Sentenza Cassazione cannabis del 31.01.2019

La recente sentenza della Corte Suprema di Cassazione – sesta sezione penale – del 29.11.2018, depositata in data 31.01.2019, chiarisce in modo estremamente chiaro quale sia la corretta interpretazione della norma vigente in merito alla coltivazione e commercializzazione della cannabis sativa.
La citata sentenza infatti non si limita all’esame del caso specifico ma ritenendo che “ l’esame del ricorso richiede una preliminare analisi dei rapporti logico giuridici fra i dati normativi “ esamina in modo approfondito il quadro normativo nel suo complesso.
Gli elementi essenziali che di seguito riportiamo dovrebbero sgombrare definitivamente il campo da dubbi e incertezze.
In merito ai limiti di THC chiarisce che:
il limite dello 0,2 si riferisce esclusivamente alle norme di sostegno e quindi costituisce il limite per l’ottenimento degli aiuti previsti a livello europeo, “ ..Quello dello 0,2% posto nella disposizione su “controlli e sanzioni” (art.4) e in nessuna altra parte della legge – ha la sua chiara ragione nella normativa sovrannazionale costituita dal Regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio del 19 gennaio 2009 …”
Il limite dello 0,6% invece è il limite al di sotto del quale la coltivazione di canapa da semente autorizzata è conforme alla legge. “In altri termini, non lo 0,2% ma lo 0,6% è la percentuale di THC al di sotto del quale la sostanza non è considerata dalla legge come produttiva di effetti stupefacenti giuridicamente rilevanti.”
Pertanto, il limite da rispettare è quello dello 0,6% ma questo limite vale solo ed esclusivamente per il prodotto proveniente da coltivazioni che rispettano le norme della 242/2016 in merito alla provenienza e qualità del seme.
In merito alla destinazione d’uso:
la legge 242 è una legge di “sostegno e promozione” della produzione, nella quale quindi il riferimento alla tipologia di uso non comporta che siano di per sé vietati altri usi non menzionati, deve ritenersi consentita la commercializzazione di qualsiasi prodotto che non sia espressamente vietato. “ … Ne deriva che, per la questione in esame, vale il principio generale secondo il quale la commercializzazione di un bene che non presenti intrinseche caratteristiche di illiceità deve, in assenza di specifici divieti o controlli preventivi previsti dalla legge, ritenersi consentita nell’ambito del generale potere (agere licere) delle persone di agire per il soddisfacimento del loro interesse (facultas agendi)” ed ancora “La fissazione del limite dello 0,6% di THC entro il quale l’uso delle infiorescenze della cannabis proveniente dalle coltivazioni contemplate nella legge n. 242/2016 è lecito, rappresenta l’esito di quello che il legislatore ha considerato un ragionevole equilibrio fra le esigenze precauzionali relative alla tutela della salute e dell’ordine pubblico e le (in pratica inevitabili) conseguenze della commercializzazione dei prodotti delle coltivazioni”.
In merito alla responsabilità del negoziante:
Nessuna contestazione può essere sollevata nei confronti del negoziante a condizione che i prodotti messi in vendita provengano da coltivazioni conformi alla legge 242/2016 e che siano corredate di adeguata documentazione circa la provenienza del prodotto; “Su queste basi se il rivenditore di infiorescenze di cannabis provenienti da coltivazioni considerate dalla legge 242/2016 è in grado di documentare la provenienza (lecita) della sostanza, il sequestro probatorio delle infiorescenze. …….può giustificarsi solo se emergono specifici elementi di valutazione che rendano ragionevole dubitare della veridicità dei dati offerti e lascino ipotizzare la sussistenza di un reato”
In merito alla responsabilità di chi ne è in possesso:
“La posizione di chi sia trovato dagli organi di polizia in possesso di sostanza che risulti proveniente dalla commercializzazione di prodotti delle coltivazioni previste dalla legge 242/2016 è quella di un soggetto che fruisce liberamente di un bene lecito” ed ancora “ Della piena legittimità dell’uso della cannabis proveniente dalle coltivazioni lecite deriva che il suo consumo non costituisce illecito amministrativo ex art. 75 d.P.R. 309/1990 a meno che non emerga che il prodotto sia stato in qualche modo alterato e che di questa condizione chi lo detenga per cederlo sia consapevole”.

Tutto quanto sopra evidenziato emerge chiaramente la legittimità della coltivazione, commercializzazione e consumo dei prodotti derivati dalla cannabis a condizione essenziale che provengano da coltivazioni conformi alla legge 242/2016, coltivate in Italia da semi certificati, e che tale condizione sia regolarmente documentata.

Distinti saluti.
Il Presidente del C.d.A.
Piero Gilardino

CANNABIS LIGHT

In questi giorni sono apparsi diversi articoli che riferiscono di iniziative da parte di esponenti politici in relazione al tema della “cannabis light”, interrogazioni, mozioni, proposte di legge; registriamo inoltre posizioni piuttosto decise espresse da parte di esponenti del Governo sempre in merito al tema “cannabis light” e ci nasce spontanea una domanda “ma sanno di cosa stanno parlando” anche se avremmo quasi quasi preferito domandarci “cui prodest?” perché avrebbe almeno significato che sul tema c’era stato un approfondimento e la conoscenza di ciò di cui si parla.

Se è deplorevole per chiunque esprimersi e prendere posizione senza avere conoscenza dell’argomento per un rappresentante delle istituzioni o per chi ha responsabilità politica verso i cittadini è gravissimo. Il loro comportamento oltre a violare i principi di dovere e lealtà può produrre effetti devastanti sul piano economico e occupazionale ma sembra che non sia un tema che gli interessi, quello che interessa è “fare notizia” è cercare di “rubare” consenso pronunciando sentenze ad effetto.

Ma di cosa stanno parlando?

La canapa industriale è una pianta coltivata fin dal 10.000 avanti Cristo, la maggior parte delle piante si distinguono per la produzione di fiori. La pianta quindi è costituita da radici, fusto, foglie e fiori e l’uomo da sempre li utilizza per gli usi più disparati. La canapa industriale, quella disciplinata a livello europeo e nazionale, quella la cui legge di riferimento nazionale è la 242/2016 è una “…coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura di rotazione.

La canapa industriale è, secondo il nostro Ministero della Salute, quella i cui effetti fisiologici riconosciuti per “semen e oleum” sono: Integrità e funzionalità delle membrane cellulari, trofismo e funzionalità della pelle, contrasto dei disturbi del ciclo mestruale, funzionalità articolare”

Di questa pianta state parlando? Ed allora cosa centrano le droghe, leggere o pesanti che siano. Perché vietare l’esistenza di negozi che vendono la canapa e non tutte le erboristerie che vendono la camomilla o la damiana, perché non vietare la vendita dei fiori di zucca o della menta. Perché i fiori di canapa possono essere usati anche per combustione e inalazione, anche moltissime altre erbe, anzi ci sono un’infinità di proposte alternative, la damiana, il verbasco, il mirtillo rosso, la passiflora, il luppolo, la lobelia solo per citarne alcune tra le più utilizzate

Per favore ricomponetevi! Studiate, informatevi e poi esprimete un giudizio nell’interesse dei cittadini e non per il vostro consenso. In questo periodo l’assenza delle Istituzione e la confusione del dibattito politico hanno favorito esclusivamente la malavita a svantaggio delle imprese oneste, soprattutto degli imprenditori agricoli e dei consumatori.

Ci sono cose da regolamentare? Certamente si, non perdete tempo fatelo! Fatelo con “scienza e coscienza”, fatelo per con la consapevolezza della responsabilità che avete, che i cittadini vi chiedono, fatelo per le centinaia anzi miglia di persone che da voi si aspettano solo che facciate il proprio dovere.

FUMADOR SRL

CIRCOLARE AAMS

 

 

 

 

 

In data 23 marzo u.s. è stato pubblicato sul sito dell’AAMS il decreto direttoriale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, Area monopoli, che stabilisce, per gli esercizi di vicinato, le farmacie e le parafarmacie, le modalità e i requisiti per l’autorizzazione alla vendita e per l’approvvigionamento dei prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide, contenenti o meno nicotina ad eccezione dei dispositivi meccanici ed elettronici e delle parti di ricambio, secondo i seguenti criteri:

  1. a) prevalenza, per gli esercizi di vicinato, escluse le

farmacie e le parafarmacie, dell’attività di vendita dei prodotti e dei dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio;

  1. b) effettiva capacità di garantire il rispetto del divieto di

vendita ai minori;

  1. c) non discriminazione tra i canali di approvvigionamento;

Pensando di fare cosa utile vi alleghiamo il documento pubblicato e restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti.

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